Richard Avedon

12 Dicembre 2018
12 Dicembre 2018 Amoruso

Richard Avedon

Richard Avedon (1923-2004) è stato un photographer statunitense di origine russa, famoso per i suoi numerosi e celebri ritratti in bianco e nero. Assieme a Irving Penn, può essere considerato uno degli artisti che più di tutti ha saputo rivoluzionare ed influenzare ancora oggi generazioni e generazioni di giovani fotografi di moda.

Nato a New York, all’età di 9 anni riceve dal padre, amante della fotografia, la prima macchina fotografica. A 19 anni abbandona gli studi di filosofia e si arruola come fotografo nella Marina Militare facendo foto per autopsie o carte d’identità. È proprio lì che scopre la propria passione e comincia a fotografare i compagni. Rientrato in America dopo la fine della seconda guerra mondiale, si iscrive a un corso presso la New School for Social Research.

Lì viene scoperto da Alexey Brodovitch, che, oltre ad essere uno dei suoi insegnanti è anche art director di Harper’s Bazaar, noto magazine di moda. Oggi come oggi per spiccare nel mondo della fotografia, con l’avvento del digitale, non è più come ai tempi di Richard Avedon, in cui se riuscivi ad entrare a far parte di certi ambienti, il talento ti avrebbe portato prima o poi ad “uscire allo scoperto” come artista; ora ci si avvicina al mondo della moda e della fotografia tramite master e corsi specifici di fashion photography, quindi non più in modo casuale e, per certi versi, romantico.

avedon2

Torniamo alla figura di Avedon. Nel 1944 entra a far parte dello staff della rivista, dove rimane dodici anni stravolgendo il concetto di moda stesso, collocando cioè le modelle, che fino ad allora erano solite posare in modo statico, in locali notturni o per la strada. Questa sua ricerca lo distinguerà subito dai suoi colleghi distaccandosi dalla fotografia classica e dalla composizione in un frame rigido per entrare in una concezione in movimento. Famosissima la foto “Dovima with Elephants, Evening Dress by Dior” del 1955, scattata al Cirque d’Hiver di Parigi, in cui viene ritratta una modella che posa in mezzo agli elefanti. Successivamente lavora per Life, Vogue, The New Yorker, il Rolling Stone, Calvin Klein, e Gianni Versace, ma sarà la passione per i ritratti a consacrarlo definitivamente alla storia.

Avedon si concentra sul ritratto per cogliere attimi, luci, espressioni uniche in ogni volto. La sua è una via innovativa per dare espressività alle modelle, che non sono più soggetti inanimati, ma esseri umani in carne ed ossa, vivi, colti in esplosioni di gioia o scatti di ira. I suoi ritratti sono emotivi e rivoluzionano i canoni dell’epoca rendendo trasparente l’anima e l’essenza di chi viene immortalato, che si tratti di personaggi pubblici o persone comuni: modelle, celebrità, bambini, o gente di strada vengono fotografati con le proprie debolezze ed imperfezioni, colti alla sprovvista, sovrappensiero, cogliendo quel quid che ne mette in mostra la verità interiore. Andare oltre la superficie, portare alla luce la loro personalità, questa sembra essere la sua missione.

Da Buster Keaton ad Audrey Hepburn, da Marilyn Monroe a Ezra Pound, da Dwight D. Eisenhower a Andy Warhol, i Beatles, tantissimi i personaggi famosi che volle ritrarre, ma fotografò anche moltissime persone normali. I volti colti da Avedon non possono lasciare indifferenti, ma al contrario pongono l’osservatore nella condizione di interrogarsi, di fermarsi un momento e pensare. Indimenticabile nel 1974 la mostra di alcuni ritratti del padre divorato dal cancro al MOMA, evento che scosse critica e pubblico. Oltre che grande fotografo, Avedon è stato anche un grande scopritore di icone femminili che hanno segnato indelebilmente il mondo della moda mondiale.

avedon3

Solo per citarne alcune: Veruschka, Twiggy, Lauren Hutton, devono la loro fortunata carriera al suo istinto geniale. Avedon non si occupò solo di moda, ma anche di notizie e attualità: celebre nel 1963 il reportage di persone con in mano il giornale che dava la notizia della morte di Kennedy, oppure nel 1989 la caduta del muro di Berlino, infine le edizioni 1995 e 1997 del prestigioso calendario Pirelli. Le sue opere fanno parte delle più grandi collezioni mondiali: dal Museum of Modern Art e Metropolitan Museum of Art di New York, al Centre Georges Pompidou di Parigi e molti altri in tutto il mondo. Si spegne a San Antonio, in Texas, all’età di 81 mentre ancora lavora per il New Yorker.